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Cdp sale ancora in Tim e arriva al 7,1% del capitale

Cassa depositi e prestiti sale ancora in Tim e porta la propria partecipazione al 7,1%.E’ quanto riporta un comunicato della stessa Cdp inviato nella notte alla Sec, l’autorità del mercato borsistico statunitense. Cdp ha incrementato la propria partecipazione acquistando in dieci sedute (dal 15 al 28 febbraio) 323,5 milioni di azioni a un prezzo che va da un minimo di 0,5102 euro per azione (15 febbraio) a un massimo di 0,5424 euro (22 febbraio).
Complessivamente la Cassa depositi e prestiti possiede adesso 1.073.5000 azioni con diritto di voto della principale compagnia telefonica italiana. Per costruire questo pacchetto la Cdp ha speso in totale quasi 824 milioni di euro (823.974.676).
Nel file Sec, Cdp ha spiegato che l’intenzione è quella di essere “un investitore a lungo termine”, dato che la sua mission è “sostenere le infrastrutture strategiche nazionali”. Cdp si riserva di prendere una gamma di iniziative riguardo l’investimento in Telecom, incluso “il supporto a operazioni straordinarie come fusioni, ristrutturazione o cessione di asset” o “cambiamenti nel consiglio di amministrazione”.
Si scalda dunque la partita in vista dell’assemblea del 29 marzo che all’ordine del giorno ha la richiesta di revoca da parte di Vivendi di 5 consiglieri (tra cui il presidente Fulvio Conti) sostenuti da Elliott.
Oggi il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ha ribadito l’intenzione di rimanere investitore di lungo termine in Tim.
“Vivendi come primo azionista vuole accompagnare un piano strategico ambizioso, lo dimostreremo ed è esattamente quello che vogliamo fare, con la possibilità di avere una governance che funzioni e rispetti l’insieme degli azionisti – ha spiegato il manager che è consigliere di Tim, a margine del vertice tra Confindustria e Medef – La sola cosa che voglio è il successo di Telecom Italia con una governance che funzioni e sia trasparente nell’interesse di tutti gli azionisti’, ha aggiunto il manager esprimendo l’auspicio di un ‘piano strategico e finanziario che permetta a Tim di far parte dei migliori attori di tlc su scala europea”.
“Siamo totalmente contro la separazione della rete – ha poi sottolineato – E’ tutto qui, ma il punto non è questo. Quello che ci interessa è che vogliamo cose buone per Telecom Italia con la giusta governance”.
Corriere delle Comunicazioni

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