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Frequenze 5G, proroga concessione nel mirino dei 5S. A rischio l’accordo Fastweb-Tiscali?

Non finiscono gli ostacoli per la riassegnazione delle frequenze in vista del 5G. Stavolta a finire nel mirino sono le 3,4-3,6Ghz: frequenze identificate dall’Europa come “pioniere”, vale a dire strategiche, per il 5G. Sono state aggiudicate alle Tlc a caro prezzo con la gara che si è conclusa il 2 ottobre: 4.3 miliardi. Ma non tutte sono state battute all’asta (come già scritto da Corcom): e questo perché una porzione è in mano, ancora fino al 2023, agli operatori (Go Internet, Linkem, Aria-Tiscali, Mandarin Tim) che se l’erano aggiudicate per il wimax. Non è finita: gli stessi operatori avevano richiesto una proroga delle licenze d’uso fino al 2029. Ottenuta? Non è ancora chiarissimo. Ma è chiaro che sulla sua base Fastweb ha comprato da Tiscali per 150 milioni le frequenze in questione. Ora l’accordo rischia di saltare. Questo perché un gruppo di senatori della Commissione permanente Finanze e Tesoro mette un grosso punto interrogativo su tutta la questione.

Un vero peccato, dicono i senatori, non mettere anche quelle frequenze all’asta come le altre. Sì, perché questo ha “sottratto all’Erario un introito valutabile attorno ai 4 miliardi di euro”. Lo scrive in un’interrogazione al ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio un gruppo di senatori del M5S, primo firmatario Elio Lannutti: “Risulta – dice l’interrogazione – che il Mise abbia recentemente prorogato di 6 anni, sino al 31 dicembre 2029, la durata dei diritti d’uso delle frequenze sulla base di un parere favorevole espresso dall’Agcom l’11 aprile 2018”.

Non solo: sulla base della proroga accordata Fastweb ha acquistato per 150 milioni di euro, 40Mhz di frequenze detenute da Aria (Tiscali) nella banda 3.4-3.6 Ghz, “ad un prezzo – scrivono i senatori 5S – quindi significativamente inferiore a quello che avrebbe pagato alle casse dello Stato se dette frequenze fossero state poste all’asta”.

Qualcosa non torna, secondo i senatori, perché “la proroga appare discriminatoria nei confronti dei rimanenti attori del mercato, che potrebbero incontrare difficoltà nell’ottenere l’accesso completo allo spettro 5G in banda larga fino al 2029”. Non solo: la proroga appare “totalmente ingiustificata e contraria ad ogni logica economica, con specifico riguardo alla tutela dell’interesse pubblico, in quanto le frequenze rappresentano un bene dello Stato che le concede in uso agli operatori secondo le prescrizioni indicate dal Codice delle comunicazioni elettroniche”. Secondo l’interrogazione “un comportamento diligente e responsabile da parte di chi è incaricato di svolgere in modo indipendente funzioni regolatorie e di vigilanza, oltre che di Governo, avrebbe consigliato di soprassedere alla proroga, quanto meno fino alla conclusione dell’asta sulle frequenze 3.6-3.8, allo scopo di valutare con cognizione di causa il reale valore di mercato di tali frequenze”.

Il documento si conclude chiedendo al Mise se è “a conoscenza delle ragioni che avrebbero portato l’Autorità a non svolgere un’analisi pro-competitiva, anche tramite il coinvolgimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di prevenire possibili distorsioni alla concorrenza derivanti dal provvedimento di proroga”.

Corriere delle Comunicazioni

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