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Fusione Tim-Open Fiber, l’asse 5Stelle-Pd spariglierebbe le carte?

La crisi di governo avrà inevitabili impatti sui dossier “Ict” ancora da potare a casa. Il decreto Golden Power sul 5G si avvia verso la scadenza. I 60 giorni di tempo per la conversione in legge del provvedimento approvato lo scorso luglio scadono prima di metà settembre. E dunque non ci sono i tempi tecnici per convertirlo. L’eventuale nuovo esecutivo dovrà decidere il da farsi. E se si andrà a elezioni la partita è rimandata a data da destinarsi.
Ma c’è un dossier altrettanto strategico e spinoso sul piatto. Quello che riguarda le ipotesi di integrazione-fusione (la questione è ancora da capire) fra Tim e Open Fiber ossia sulle infrastrutture, quelle in fibra, delle due aziende. Le trattative procedono. E se è vero che spetta agli azionisti decidere, è anche vero che il tema ha innegabile rilevanza “politica”: in ballo c’è il futuro di una delle aziende più importanti del Paese (Tim), la sua sostenibilità e capacità di affrontare le sfide tecnologiche presenti e a venire. Nonché – cosa non banale – la sorte di migliaia di dipendenti.
È stato l’ex premier Matteo Renzi a tenere a battesimo la nascita di Open Fiber, la società di Enel e Cdp che per la prima volta dopo anni nella storia delle Tlc fisse del Paese ha sortito un cambio di marcia in termini di investimenti e competizione infrastrutturale. Tim, fautrice del del massimo sfruttamento della rete in rame di proprietà ha dovuto rivedere le proprie strategie e i propri piani di investimento per “allinearsi” alle istanze del piano banda ultralarga voluto da Renzi e quindi riorientare la bussola in direzione della fibra. Open Fiber aggiudicandosi tutti e tre i bandi Infratel per portare la fibra nelle aree bianche ha consolidato in breve tempo la sua posizione conquistandosi un ruolo inaspettato nella competizione e divenendo per molti provider il punto di riferimento privilegiato per l’accesso alla fibra in modalità wholesale.
Il peso di Renzi – che al momento conta la maggiore rappresentanza in termini di parlamentari – non è e non sarà da poco nel caso di un governo “giallo-rosso”. Open Fiber è di fatto una “sua” creatura e l’integrazione con Tim ne rappresenterebbe l’”oscuramento” visti i “pesi” delle due aziende. Enel poi, per bocca del presidente Francesco Starace, non ha mai mostrato entusiasmo per la fusione e ha sempre cercato di “difendere” ruolo e campo di azione della fiber-company guidata da Elisabetta Ripa e presieduta da Franco Bassanini. Insomma il “dossier” rischia di complicarsi e persino di ribaltarsi.

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