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Fusione Tim-Open Fiber, Ripa: “Valuteremo i fatti”

“Saremmo tutti felici di avere Tim a bordo, a maggior ragione nella aree dove siamo stati
chiamati a realizzare e gestire la rete unica di proprietà pubblica”: non si sbilancia
ulteriormente in merito al progetto di integrazione, ma Elisabetta Ripa, Ad di Open Fiber, in
un’intervista ad Affari&Finanza conferma “l’interesse da parte dei fondi” che “certo non ci
sorprende” e ribadisce che Open Fiber “valuterà nei fatti” pur puntualizzando che “siamo un
operatore all’ingrosso, vendere fibra agli operatori retail è la nostra missione“. E che in tal
senso, quello commerciale, Tim è la benvenuta.

Nonostante i ritardi annunciati dal governo sul Piano Bul nelle aree bianche – in cui Open
Fiber è l’unica vincitrice delle gare – la numero uno dell’azienda puntualizza che “nelle aree C e D
eravamo presenti in 1.700 comuni a fallimento di mercato e a fine dicembre saranno circa 2.500. Il
numero ora cresce velocemente perché raccogliamo il frutto di tutti i mesi di preparazione
attraverso le Conferenze dei servizi. Arrivare al progetto operativo significa soprattutto aver messo
assieme tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie da tutti i soggetti interessati che sono una
moltitudine”.

Ripa dice che dei 1700 cantieri aperti sono 400 quelli completati e a fine 2019 saranno 2,2
milioni le case passate. E sottolinea che la quota di mercato sulla banda ultralarga è pari al 70%:
“Nelle aree a competizione di mercato a fine settembre eravamo oltre il 50% e a fine anno avremo
circa il 60% di unità immobiliari connesse, cioè con la fibra che arriva sulla porta delle abitazioni,
verticali compresi. A fine anno avremo raggiunto in totale circa 7,9 milioni di case, uffici e
aziende”.

Riguardo al business di qui a fine anno la manager sottolinea che “è presto per parlare di margini,
ma posso dire che l’ebitda è positivo e per qualche decina di milioni e se guardo ai benchmark del
nostro settore aggiungo che l’obiettivo a regime di un margine ebitda superiore al 70%, tipico delle
utility infrastrutturali come noi, è alla nostra portata”.
Corriere delle Comunicazioni

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