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Tim in risalita: la rete unica più vicina, Gubitosi al lavoro sul piano

Titolo Telecom Italia ancora sotto i riflettori a Piazza Affari. Alle 11.45 le azioni guadagnano il 2,07% a 0,457 euro, tentando di allontanarsi dal minimo storico di 0,433 euro toccato il 23 gennaio in apertura (la giornata si è poi conclusa con un rialzo dello 0,5%), ma soprattutto provando a mettersi alle spalle le tre sedute da incubo vissute dopo il profit warning lanciato il 17 gennaio. In soli tre giorni il titolo ha perso il 15,3% del suo valore, mentre la capitalizzazione si è ridotta a 9,1 miliardi di euro.
A spingere il rimbalzo di Tim sono le novità sulla rete unica con Open Fiber per la quale, ormai, la strada sembra tracciata. L’operazione ha ricevuto anche l’endorsement ufficiale del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che in un’intervista rilasciata a Reuters a margine del Forum di Davos ha espresso il favore del governo alla creazione di una rete telefonica fissa unica.
“Certamente – ha detto Tria – una rete unica porterebbe efficienza al sistema e da questo punto di vista il governo penso che debba guardare con favore a un’evoluzione in quella direzione ma si tratta di scelte che devono fare poi nella loro autonomia società private e quotate”.
Ricordiamo che Tria non parla da semplice spettatore, ma il Tesoro, attraverso Cdp, ha in mano il 4,99% di Tim. Non solo: Cassa Depositi possiede anche il 50% di Open Fiber (l’altra metà è di Enel).
Gli auspici del ministro, tra l’altro, potrebbero presto essere accontentati dato che secondo il Corriere della Sera, l’amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, affiderà presto a Rothschild e a Vitale&Co il mandato di advisor per studiare le possibili soluzioni sulla rete.
Nel frattempo, sul fronte interno, continua la lotta intestina tra Elliott e Vivendi. Il nuovo capitolo della saga ha come protagonista l’ex ad della società di Tlc, Amos Genish che, secondo quanto rivelato dal Sole 24 Ore, ha inviato una lettera al collegio sindacale della società e alla Consob per contestare le valutazioni fatte dal cda che hanno portato alla sua rimozione dall’incarico di amministratore delegato.
Il manager israeliano si difende dalle accuse ricevute e passa al contrattacco sostenendo che tutte le informazioni sul processo di aggiornamento delle previsioni del business erano state rese note al board, mentre per quanto riguarda il budget, semplicemente, esso avrebbe dovuto essere presentato successivamente. Nell’informativa che il Cda di Telecom ha allegato alla convocazione dell’assemblea per il prossimo 29 marzo, il consiglio aveva accusato l’ex ad di aver nascosto l’aggiornamento delle previsioni finanziarie per il 2018, un documento cruciale, perché anticipava che i risultati sarebbero stati inferiori a quelli inseriti nel bilancio di previsione e nel piano industriale approvato lo scorso maggio. Secondo il cda inoltre, Genish non avrebbe contrastato come dovuto il peggioramento del quadro finanziario, salvo poi opporsi alla maxi-svalutazione da due miliardi varata dopo il via libera ai risultati dei primi nove mesi, quando ormai era evidente lo scollamento fra previsioni e realtà.
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