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Tim-Open Fiber, incontro Gubitosi-Ripa. Ipotesi fusione delle reti

Non è certo la prima volta che c’è sul tavolo la questione dello scorporo, tra la volontà dei vari governi di riappropriarsi dell’infrastruttura strategica e la necessità di Telecom di non disfarsi del proprio asset più pregiato valutato circa 15 miliardi. All’inizio fu il piano Rovati che aveva al centro lo scorporo del network di Telecom. Negli anni, si sono susseguiti svariati studi, tentativi, confronti sulla possibilità di separare la rete di Tim. A partire dal piano Caio che suggeriva, tra le opzioni per lo sviluppo della banda larga, proprio quella di scorporare la rete. Successivamente il tavolo Romani voleva mettere d’accordo Telecom e operatori alternativi sugli investimenti in Ngn, cioè nella rete di nuova generazione. Tutti i progetti che non sono alla fine decollati. Il governo Renzi, dal canto suo, ha varato il Bul, il piano nazionale per la banda ultra larga. Poco dopo la sfida sulla società della fibra Metroweb, contesa tra Telecom ed Enel, si è conclusa con la vittoria del gruppo elettrico. È nata dunque Open Fiber, società posseduta pariteticamente da Enel e Cdp, e oggi concorrente di Tim.
Il futuro della rete di Telecom ha avuto un ruolo da protagonista anche nella contesa, ancora in corso, tra i due principali soci del gruppo: Vivendi (che ha circa il 24%) ed Elliott (con il 9,4). L’ex amministratore delegato di Tim, Amos Genish, espressione del gruppo francese, poi confermato, inizialmente, anche da Elliott, ha proposto a marzo scorso all’Agcom una separazione funzionale, e non proprietaria della rete. L’Autorità, di recente, non ha concesso a fronte di questa proposta il dividendo regolatorio che si aspettava Telecom. Ora con il nuovo amministratore delegato Luigi Gubitosi, che ha aperto alla possibilità di una rete unica, è probabile che la proposta venga ritirata o modificata. E l’iter potrebbe ripartire daccapo. Peraltro l’altro socio di Tim, Elliott, fin dalla sua entrata in campo ha fatto sapere, nel suo piano TrasformingTim, che il progetto è quello di separare la rete di Telecom per poi guardare al matrimonio con Open Fiber.
Al confronto di oggi in Telecom Italia non è presente la Cdp, azionista con meno del 5% di Telecom Italia, e proprietaria del 50% di Open Fiber. La Cdp potrebbe essere ago della bilancia nel prossimo duello nell’assemblea del 29 marzo tra Elliott e Vivendi e, soprattutto, avere un ruolo da protagonista qualora prendesse piede il progetto di fusione delle due reti. Un progetto in vista del quale il governo ha predisposto, attraverso un emendamento, incentivi in caso di fusione delle reti: si tratta del meccanismo della Rab che si applica, come avviene nei settori dell’energia e delle autostrade, in caso di monopolio. Anche su questo, se cioè si possa parlare di monopolio in presenza di altri pezzi di rete in fibra che non confluirebbero nella rete unica, probabilmente si accenderà il confronto nel settore delle tlc.

IL Sole 24 Ore

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