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Di fibra ce n’è una sola: stop agli spot ingannevoli

Si può chiamare “fibra” solo se arriva fin dentro casa o fin dentro il condominio. Quindi niente spot e contratti che pubblicizzano la “fibra” se non risponde a queste caratteristiche. Lo stabilisce il Consiglio Agcom con un provvedimento che definisce le modalità con cui gli operatori dovranno d’ora in poi comunicare le caratteristiche “delle diverse tipologie di infrastruttura fisica utilizzate per l’erogazione dei servizi di connettività”: e questo in ottemperanza al decreto legge n.148 del 16 ottobre 2017.Agcom mette così un punto alla serie di irregolarità riscontrate finora e che hanno portato a una serie di sanzioni nei confronti dei principali operatori italiani.
Il provvedimento, relatore Antonio Nicita, stabilisce che gli operatori che forniscono questi servizi tramite connessione fissa dovranno garantire, sia nei messaggi pubblicitari sia nelle comunicazioni commerciali e contrattuali, piena trasparenza nella presentazione delle infrastrutture fisiche sulle quali sono forniti i servizi.
In particolare, gli operatori potranno usare il termine “fibra” (e affiancarvi aggettivi superlativi o accrescitivi), senza ulteriori precisazioni tecniche, solo se l’infrastruttura sottostante sia costituita esclusivamente da una rete di accesso in fibra, almeno nei collegamenti orizzontali fino all’edificio (FTTB) o fino all’unità immobiliare dell’utente (FTTH).
Nei casi in cui la fibra invece arrivi soltanto fino a nodi intermedi, come l’armadio di strada (FTTC, Fiber To The Cabinet) o la stazione radio base (FWA, Fixed Wireless Access), gli operatori non potranno usare la denominazione “fibra” se non affiancata alla dicitura “su rete mista rame” o “su rete mista radio”, presentandola in ogni caso in termini di uguale leggibilità o udibilità.
Corriere delle comunicazioni

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