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Rete unica Tlc, i sindacati a Conte: “In ballo circa 100mila lavoratori. Urge un tavolo”

Oltre 100mila risorse fra lavoratori diretti e indiretti: è questa la vera posta in ballo nell’ambito del dossier sulla rete unica delle Tlc. Lo evidenziano Fistel Cisl, Slc Cgil e Uilcom in una lettera congiunta inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (scarica qui la lettera integrale) al quale chiedono la convocazione urgente di un tavolo in cui si discuta la questione, prima che siano prese decisioni sul ruolo dello Stato nella partita.
Già nei giorni scorsi il segretario generale di Uilcom Salvo Ugliarolo ha ribadito la necessità di un confronto – “sono anni che lo chiediamo al Mise che annulla puntualmente le riunioni e sfugge al confronto” – annunciando che i sindacati sono pronti a scendere in piazza “per rivendicare l’attenzione del governo sul un tema importante per il futuro di Tim”. E Vito Vitale Segretario Generale della Fistel Cisl ha evidenziato che “la digitalizzazione del Paese resta una delle priorità per lo sviluppo del nostro sistema economico ed industriale, purtroppo nessuno ad oggi è in grado di garantire un progetto serio di rete unica in fibra. Ogni iniziativa e ogni tentativo di far convergere risorse e competenze sull’infrastruttura di rete in fibra, si arena nella palude politica e diventa oggetto di veti incrociati tra interessi finanziari e industriali a danno dei cittadini”.
Nella lunga missiva odierna i tre segretari generali Fabrizio Solari (Slc Cgil), Vito Antonio Vitale (Fistel Csil) e Salvo Ugliarolo (Uilcom), nel ripercorrere le tappe della storia di Tim dalla privatizzazione del 1997 e dunque la perdita del ruolo centrale della compagnia nello scenario modiale delle Tlc, si dicono comunque fiduciosi sul futuro: “Siamo fermamente convinti che ancora non sia tutto perso a patto che si esca da ideologismi forse belli a leggersi ma di dubbia utilità per i bisogni reali del Paese”.
Secondo i sindacati “una società della Rete “pubblica” specializzata nel solo wholesale finirebbe per trasformarsi in una grande società di manutenzione che difficilmente potrebbe svolgere quel ruolo di continua innovazione di un settore dove non è sufficiente stendere un cavo” Occorre – ne sono convinte le sigle – “un soggetto forte, capace di sostenere ingenti e costanti investimenti nello sviluppo della rete non solo come cavo di connessione ma come sistema intelligente ed evoluto. Questo compito lo può assolvere Tim, certamente una Tim con un diverso assetto societario rispetto ad oggi, che dia vita a una nuova impresa che inglobi le reti esistenti a partire dalla convergenza di quella di Tim e Open Fiber che pure ha avuto in questi anni un ruolo importante ma che difficilmente può candidarsi a fare da incubatore ad un soggetto industriale importante che vada oltre la sola vendita di connettività ad altri soggetti”.
Ma è sulla questione del lavoro che i sindacati si appellano maggiormente a Conte: “Ci preme farle presente che ad oggi, tra lavoratori diretti ed indiretti ruota attorno al mondo Tim un numero di circa 100 mila risorse. Capirà la nostra preoccupazione rispetto a scelte che potrebbero risultare pericolose per la tenuta del perimetro aziendale e per il suo indotto. Questo scenario sarebbe una iattura per tutto il comparto, ad iniziare dal complesso quanto delicato mondo degli appalti telefonici, che occupa svariate migliaia di lavoratori e vive di complessi equilibri. Siamo quindi certi che Ella vorrà favorire in tempi rapidissimi un tavolo di confronto con le scriventi organizzazioni sindacali”.
Corriere delle Comunicazioni

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