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Telecom, dividendo nonostante la crisi Tre miliardi per tagliare il debito

Il ritorno al dividendo nonostante la pesante crisi economica dovuta al coronavirus? «Un segnale di normalità». La nuova politica di alleanze varata dal gruppo nel 2019? «Ha liberato risorse per 3 miliardi destinate a ridurre il debito». È un messaggio di ottimismo quello lanciato ieri da Salvatore Rossi e Luigi Gubitosi, presidente e amministratore delegato di Tim, nella lettera agli azionisti della società telefonica che vede come principali soci Vivendi e il fondo Elliott. Ma è anche una maniera per rispondere a critiche e osservazioni arrivate alla vigilia dell’assemblea a porte chiuse che oggi è chiamata a votare bilancio, dividendo e piani di incentivazione.
Tim non imiterà chi, tenuto conto dell’emergenza Covid-19, ha deciso di ridurre i premi dei dirigenti o di rinunciare al dividendo. «Al momento non è stata fatta nessuna ipotesi di riduzione dei premi», ha reso noto martedì la società. «La produzione di cassa nell’esercizio 2019 è stata sufficientemente ampia da rendere sostenibile il ritorno alla distribuzione di utili alle azioni ordinarie, cosa che non accadeva dal 2013». La proposta ai soci è la distribuzione di una cedola di 1 centesimo di euro per azione ordinaria e di 2,75 centesimi per azione di risparmio, per un monte dividendi del 26% sull’utile netto (che è stato di 1,3 miliardi di euro). «Il ritorno al dividendo per Tim – insistono Rossi e Gubitosi – è un segnale che testimonia l’importante percorso che è stato compiuto per riportare il gruppo a un regime di normalità e stabilità. Il 2019 è stato un anno in cui abbiamo raggiunto risultati importanti in termini di posizionamento strategico, di efficientamento della struttura dei costi e della macchina operativa».
Nella lettera agli azionisti, presidente e ad spiegano soprattutto come lo scorso anno Tim abbia deciso di “rileggere” la sua strategia sulle alleanze. Con un duplice obiettivo: «Conseguire una maggiore efficienza operativa e consolidare i vantaggi competitivi che hanno portato a liberare 3 miliardi». Risorse che contribuiranno alla riduzione di un debito che a fine 2019 è risalito a 27,66 miliardi. Allo stesso scopo verranno usati anche i proventi del collocamento dell’8% di Inwit annunciato ieri insieme a Vodafone: porterà la quota di entrambi i soci, oggi del 37,5%, al 29,5%, così che continueranno a mantenere il controllo congiunto della società.
Ma soprattutto, sul fronte dello sviluppo delle reti a banda ultralarga fissa, Tim propone un co-investimento che mira a ridurre i costi di sviluppo, accelerando i tempi di realizzazione. In Italia servirebbe una rete unica. Solo che Tim vuole il controllo, mentre il partner naturale, Open Fiber, non ha intenzione di fare il gregario e non vuole essere fagocitata. —
La Stampa – Economia

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